martedì 22 marzo 2016

Hello, it's me.

Hello, it's me. 

Mi chiamo Sara, ho 23 anni e sono una studentessa universitaria. 
Questo basterebbe per identificarmi nel resto degli studenti universitari e dei ventitreenni. Ma è un po' poco. Essere una ventitreenne universitaria purtroppo  non fornisce un'identità. 

Cos'è esattamente l'identità? 

Per me è sapere di essere chi si è e cosa si è in grado di fare; e su un altro piano, essere consapevole dei propri pregi e i propri difetti. 

Ed ecco la mia storia identitaria in breve: sono arrivata all'università quando avevo 19 anni, insieme ad un mio amico. 
Lui era il mio unico punto di riferimento ed io non avevo cognizione di cosa fosse il mondo. Ho avuto un anno e mezzo per esplorarlo, con i suoi amici ( che divennero anche i miei amici ). 
Quindi immaginatevi questa scena: una ragazzina tutta Converse e felpetta con lacci penzolanti, che tra il quarto e il quinto anno del liceo passa le sue serate tra pub, gruppi pop-rock, discoteche estive sulla spiaggia e notti bianche, che concentra tutta la
vita che non ha avuto modo di provare in due anni; e che scende da un autobus dopo 9 ore di viaggio e giunge a Siena. 

Ora: che tipo di cognizione potevo avere del mondo, ma soprattutto di me stessa? Facevo le cose che facevano gli altri e mi comportavo come gli altri. 
Ero come quella storiella che viene raccontata su tutti i libri di evoluzionismo : il cucciolo di scimmia che vede la madre lavare una patata sulla riva e ripete lo stesso gesto. Questo fa di lei una scimmia, ma non scimmia Sara. 

Per cui, torniamo alla mia storia. 
Io scendo da quell'autobus dopo 9 ore di viaggio come scendono tutti gli studenti del sud dopo grandi trasferte: uno zaino e due valigioni enormi. Nelle mie valigie c'erano prevalentemente coperte e lenzuola, due paia di jeans ( uno chiaro ed uno strappato ), qualche felpa e tante fotografie. 
Mi viene a prendere la mamma del mio amico e ci porta a casa... Sì, naturalmente vivevo con lui. 
I primi giorni dopo il mio allunaggio senese, dovevo dedicarli a visitare la facoltà e all'immatricolazione. Abitavo a San Miniato, nella zona di chimica- biologia-medicina ( il mio amico era iscritto lì ) , ma facevo lettere. E lettere si trovava in centro città, a via Roma. 
Ricordo che io e il mio amico facemmo l'iscrizione insieme: io avevo paura a rimanere in casa da sola, a dormire da sola e tantissime altre cose; non sarebbe stato ammissibile, nella mente di quella ragazzina solo All Stars e felpa, accettare di rimanere sola in casa per tutto il tempo e fare la visita alla città e l'iscrizione da sola. 
Ma andiamo oltre: in tutto l'anno di convivenza con il mio amico esplorai Siena, mi feci un gruppo di amiche letterate e conobbi quella che divenne la mia Salvatrice nonché la mia attuale coinquilina. 

Con il mio amico non funzionò per questioni che non è il caso di affrontare qui, ma conoscendo la mia attuale coinquilina ebbi il più grande dono dalla vita, perché se prima non riuscivo ad essere nulla se non l'ombra di qualcuno, con lei ho imparato cosa realmente significa essere se stessi. 

Il primo anno, quindi il secondo anno di università, ebbi quello che in altre sedi chiamo il mio "risveglio spirituale". Qui possiamo descriverlo come una serie di attacchi di panico a cui seguì una guarigione lunga : lasciando il mio amico, che era il mio unico punto di riferimento perché lo conoscevo dal liceo, per trasferirmi con una collega conosciuta a mensa, mi ero buttata nel vuoto. Decidere di stare in casa con qualcuno che avevo conosciuto qui per la prima volta era stato il gesto più azzardato, ma - a posteriori - più giusto , di tutta la mia vita. Ancora non lo capivo consapevolmente, ma avevo scelto di rompere un vecchio schema. Avevo scelto di sfidare il mio karma. 
Naturalmente il karma non si rompe in un mese, quindi il mio secondo anno di università fu tutto all'insegna del capire come affrontare il panico, come affrontare i rapporti di dipendenza e come sopravvivere. 
Il panico è infatti legato al primo chakra dell'individuo, che è il chakra della sopravvivenza. Quando si manifestano queste situazioni fisiche, è un allarme che vuol dire: sento che non riesco a sopravvivere. 
Il mio terzo anno di università fu un recuperare tutti i crediti e gli esami del secondo, quindi andai un anno fuori corso dopo, ed ancora un altro quando riuscii anche a capire come si studia e come si gestisce la vita personale. 
In quattro anni, passai dall'essere l'ombra di qualcuno a essere quella che sono ora. 
Però... Come ci dicono anche alcune rune, bisogna essere disposti a perdere qualcosa per fare entrare qualcos'altro: io persi il mio essere in linea con l'Università, ma a favore della mia identità. 

In quattro anni ho scoperto di essere in grado di studiare in maniera precisa e di rendere più di un 24, di saper organizzare musical, di vestire in maniera più femminile, di avere degli interessi esoterici ( sono stati gli unici testi a salvarmi dall'abisso ), di essere una 'astrologa e runatrice provetta, di amare i gatti e di sapere anche accudirne uno, di cucinare, di avere consapevolezza del mio corpo e di quello che ingerisco, ma soprattutto di essere in grado di avere delle mie idee e dei miei gusti. 
Capii di essere Sara quando entrai in conflitto per la prima volta con la mia coinquilina sull'arredamento della camera: le avevo chiesto un consiglio... Lei è molto elegante e ha gusti di classe e classici, ma io sono più rustica. Quando mi accorsi di formulare un pensiero diverso dal suo e di volere qualcosa che era diverso dai suoi gusti, capii che quella era Sara. 

E così eccomi qui; in quattro anni sono diventata: 
- a' reggista 
- la sibilla 
- la vegetariana 
Ma anche "la Crisi". Ci sono ovviamente altri aspetti di me su cui devo lavorare, oltre a cose che non sono perfettamente risolte, prime tra tutti i rapporti personali e il vecchio karma, ma nel complesso sono soddisfatta di quella che sono ora. 

Se volete qualsiasi chiarimento o volete parlare dell'argomento o scrivere la vostra esperienza, potete contattarmi o commentare dove vi pare. 

Enjoy the journey!